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SPECIALE - C’è chi dice sci - La parola ai campioni - Gustavo Thoeni e Alberto Tomba

Indice
SPECIALE - C’è chi dice sci
La parola ai campioni - Gustavo Thoeni e Alberto Tomba
Un’azienda in rosa - Maria Giovanna Stefani, Dieci HP
Qualità a noleggio - Alberto Nencetti, Rossignol
Differenziarsi per interessare - Enrico Frare, E-Group
Nel nome della tecnologia e dell’assistenza - fabio Muner, Dainese
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La parola ai campioni - Gustavo Thoeni e Alberto Tomba
Passato, presente e futuro dello sci nelle parole di due grandi atleti italiani. Competenti, lungimiranti, brillanti
alberto-tomba-gustavo-thoeniNell’addentrarci nella ricerca dei sintomi del cambiamento dello sci alpino, siamo andati ad analizzare questo sport con due leggende come Gustav Thoeni ed Alberto Tomba, due ex campioni che hanno aiutato il movimento a crescere e che oggi guardano il passato, il presente ed il futuro dello sci con competenza e lungimiranza.
A cominciare dal discesista di Trafoi, oggi quasi sessantunenne, titolare dell’Hotel Bellavista insieme alla sua famiglia, maestro di sci non più in attività, ma soprattutto uno dei più grandi sciatori di tutti i tempi con in bacheca quattro vittorie in Coppa del Mondo generale (1971, 1972, 1973 e 1975), un oro e due argenti alle Olimpiadi, cinque ori e due argenti ai Mondiali e cinque ori, sei argenti e due bronzi ai Campionati italiani. “Rispetto a quando sciavo io – racconta Thoeni – lo sci alpino oggi va meglio, soprattutto se parliamo di preparazione delle piste ed innevamento programmato, dal momento che, grazie alla neve artificiale, sono sempre perfette. Una volta, al contrario, potendo contare solo sulla neve naturale, difficilmente la pista era completamente innevata e su qualche dosso spuntavano sempre l’erba e i sassi.” Ci sono stati miglioramenti anche per quanto riguarda i servizi ai consumatori di questo mercato. “L’impiantistica è più curata. Fino agli anni Sessanta erano poche le località con impianti di risalita. Da lì hanno cominciato a fare le seggiovie e gli skilift e, nel periodo di Alberto Tomba, sono arrivate anche le cabinovie. È stato un cambiamento generale, che ha coinvolto anche la tecnica alpinistica.” Che Thoeni per un periodo ha insegnato, anche come direttore tecnico nello staff azzurro, mentre oggi preferisce fare l’insegnante ai suoi nipoti che si avvicinano allo sci con attrezzi assolutamente diversi da quelli del passato. “Una volta gli sci erano molto lunghi e per imparare ad usarli servivano insegnamenti ed una pratica molto più impegnativi. Oggi gli sci sono più maneggevoli, è più facile farli girare e le piste, che una volta erano battute a scaletta, sono molto lisce e ben preparate.” Peccato che la FIS, la Federazione Internazionale Sci, sembri bloccare le esigenze e le richieste del mercato. “La sua scelta di ritornare a sci più lunghi è dettata dall’esigenza di aumentare la sicurezza. Penso che alla fine le aziende troveranno un sistema per far bene con quegli attrezzi esattamente come stanno facendo bene oggi con gli sci più corti.” E come sta facendo bene il mercato dello sci alpino nelle sue derivazioni. “Non lo vedo in calo, c’è ancora parecchia gente che pratica lo sci. Facendo le settimane bianche i costi sono abbordabili. Piuttosto credo che agli sciatori occasionali ormai convenga rifornirsi nei noleggi che sono ben attrezzati ed hanno un buon materiale, più che acquistare un paio di sci che dopo cinque anni sono superati.” Quello che non passa di moda sono i successi. “I risultati della squadra o degli atleti di Coppa del Mondo – afferma infatti Thoeni – sono ancora un elemento in grado di orientare le scelte dei consumatori nel mercato, grazie all’interesse dei giornali e della televisione. Nel mio periodo la Valanga Azzurra ha dato un grosso impulso allo sci, che poi è un po’ calato quando ho smesso, ma ha ripreso moltissimo con Alberto Tomba.
Oggi ci sono elementi interessanti come Innerhofer, Blardone e qualche ragazza, ma manca un po’ di visibilità, perché mancano i fuoriclasse.” Uno di loro, o meglio un ex di loro, si è ritirato dalle competizioni da molti anni, ma continua ad essere un personaggio di spicco del circuito con le idee molto chiare sulla situazione che sta attraversando il movimento ed il mercato dello sci alpino in Italia.
“Dopo il mio ritiro – racconta infatti Alberto Tomba, cinquanta vittorie in Coppa del Mondo, una Coppa del Mondo, otto Coppe di Specialità, tre medaglie d’oro e due d’argento alle Olimpiadi e due medaglie d’oro e due di bronzo ai Mondiali – la FIS ha apportato modifiche importanti alla lunghezza dello sci ed alla sciancratura, spingendo gli atleti a modificare lo stile a cui ci si era abituati nel periodo precedente. Negli anni seguenti ha poi rivisto in parte queste modifiche, allungando gli sci di qualche centimetro, ma la sciata ormai aveva subito modifiche importanti. Adesso si parla di un nuovo passo indietro, e tutte queste variazioni improvvise obbligano l’atleta a modificare il proprio stile, la massa muscolare, l’allenamento, che insieme ai calendari di gara massacranti aumentano lo stress e la possibilità di infortuni.” Un problema che ormai non riguarda più Alberto Tomba, ritiratosi dalle competizioni ufficiali nel 1998. “Da allora la mia vita non è cambiata tanto, a parte l’adrenalina di gara e la ritualità degli allenamenti. Viaggio ancora moltissimo perché sono rimasto legato al mondo della neve partecipando ad eventi sciistici internazionali e collaborando con Comitati Olimpici Mondiali, uno su tutti quello di Torino 2006, ma anche Vancouver 2010 ed il comitato Coreano che si è aggiudicato le Olimpiadi Invernali per il 2018. Seguo anche alcuni progetti per il rilancio dello sci e la creazione di nuove realtà sportive d’alta quota, soprattutto nell’Est Europeo dove il movimento sciistico sta crescendo a vista d’occhio. Non mancano poi le collaborazioni televisive, sempre legate allo sport, come quella con Sky durante le Olimpiadi di Vancouver nel Febbraio 2010, che sicuramente ripeterò a Sochi nel 2014, e quelle con alcune località e Regioni italiane con cui collaboro da qualche anno per la promozione dei valori dello sport e dello sci. Il tempo che mi rimane lo dedico alle attività di charity: dal 1999 sono membro Fondatore della Laureus Academy & Sport For Good Foundation, un’Associazione internazionale composta dai più grandi atleti dello sport mondiale che si occupa di diffondere i valori e lo spirito sportivo in tutto il mondo. Inoltre sostengo alcune piccole Fondazioni italiane, dalla ricerca pediatrica, alla costruzione di strutture di aiuto, ed una serie di orfanotrofi basati nell’Est Europeo.”
Come volevasi dimostrare, il testimonial carismatico, capace di diventare un fenomeno mediatico, è ancora oggi un efficace veicolo di promozione di prodotti o di messaggi. “L’importante sono le vittorie. L’immagine viene di conseguenza. Ma credo che un’atleta non debba mai favorire l’immagine rispetto alla preparazione atletica e alle gare. Sinceramente non ho mai voluto diventare un ‘fenomeno mediatico’. Probabilmente sono stati i successi in gara ed il carattere estroverso con cui condividevo con il pubblico gioie e dolori a catapultarmi nel mondo dello showbiz. In realtà ho sempre pensato solo a gareggiare, vincere ed essere me stesso seguendo il mio istinto, il resto è stato una conseguenza a cui sinceramente non mi sono mai abituato fino in fondo.” Così come le aziende, i tifosi e gli amanti dello sci faticano ad abituarsi a non potere applaudire un campione del calibro di Alberto Tomba. “La squadra di slalom maschile adesso è in splendida forma. Mi godo gli slalom come non capitava da Vancouver 2010 quando Razzoli s’è portato a casa la medaglia d’oro. E anche il gigante va bene, con un Blardone che pare rinato, e se lo merita. Aspettiamo gli altri, quelli acciaccati che ce la stanno mettendo tutta con la riabilitazione e i velocisti, un po’ sfortunati in questo inizio di stagione. Anche le ragazze ci stanno portando qualche bella soddisfazione.” Meno soddisfacente è stata la decisione della FIS di adottare nelle gare sci in controtendenza con le richieste del mercato. “Quando mai la Fis ha preso una decisione pensando agli atleti e agli interlocutori tecnici? Non c’erano altre modifiche più urgenti e a favore degli atleti rispetto a questa? A voi l’ardua sentenza, di rimostranze alla Fis ne ho fatte fin troppe – senza successo – quando gareggiavo.” E stupiva il mondo, prima con la sorpresa a Calgary nel 1988, quindi con la riconferma ad Albertville nel 1992. “E poi con i due ori ai Mondiali di Sierra Nevada e l’ultima gara e vittoria a Crans Montana, portato in spalla dagli avversari.” Scatti da ricordare, sperando che il futuro riservi nuovi campioni e nuove imprese allo sci azzurro. “Mi auguro che continui così, con nuovi giovani che crescono e i ‘veterani’ che si confermano. Questo è un anno tranquillo (niente Mondiali e Olimpiadi) ma dal prossimo inizierà un triennio importante. È necessario che le squadre lavorino serenamente con i loro tecnici, che i fornitori di materiali si impegnino al massimo e che la Federazione trovi una stabilità definitiva.”

 

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